Close

Not a member yet? Register now and get started.

lock and key

Sign in to your account.

Account Login

Forgot your password?

Megavideo chiuso per violazione di copyright.

20 Jan Posted by in streaming e copyright | Comments
Megavideo chiuso per violazione di copyright.

Si apprende in queste ore la chiusura del sito con sede a Hong Kong, Megavideo e anche dei suoi siti affiliati (Megaupload) per violazione di copyright.
Per chi volesse leggere il documento del dipartimento di giustizia può farlo qui.

Mi ero ripromesso in questo blog di non parlare mai del legame tra streaming e copyright, ma vista l’interesse del web penso sia necessario scriverne.

Conosco Megavideo dalla sua nascita, era il 2005 e nello stesso modo di altri siti legati allo streaming come Livestream e Ustream si è sviluppato e ha prosperato inizialmente con contenuti che non contemplavano il copyright.

A differenza di Ustream e Livestream che hanno nel tempo trasformato il loro iniziale boom dovuto a contenuti illegali con politiche di tutela dei diritti di trasmissione e offrendo contenuti preemium e free in associazione o in partnership con Major e aziende, Megavideo ha continuato a permettere agli utenti il caricamento di film, telefilm e altro materiali fruibili in streaming o scaricabili dagli utenti in modo gratuito ( con uno stop dopo 72 minuti di visione, facilmente ovviabile) o attraverso un canone mensile che permetteva di togliere i limiti di minutaggio di visione continua o ,nel caso di caricamento di file, di aumentare la possibilità di caricarne con dimensione più elevate o con maggiore velocità.
Questo strategia ha portato il sito ad essere il 13° sito più visitato nel mondo.

L’anno scorso Megavideo aveva lanciato un buon servizio gratuito, denominato Megalive, che permetteva la trasmissione in livestreaming di contenuti alla pari di Livestream, Ustream e Justin tv.

Ma di cosa è accusata Megaupload?

Dalle prime notizie, i procuratori federali della Virginia accusano il fondatore Kim Dotcom, noto in rete come Kimble,e arrestato nell’operazione, di violazione delle leggi sulla pirateria e di violazione del copyright che hanno portato $500 milioni di dollari di mancati introiti per le major e per aziende informatiche causati dalla fruizione in streaming di film e telefilm piratati e dalla possibilità di scaricare gratuitamente software e altro materiale.

Non si ancora se vi saranno problemi legali anche per il marito della cantante Alicia Keys, Kasseem Dean a.k.a. Swizz Beatz, dato recentemente come attuale Ceo della compagnia, e che era riuscito qualche mese fa a coinvolgere alcuni colleghi cantanti in uno spot di promozione del sito, visibile qui sotto.

Secondo le stime delle investigazioni dell’F.B.I., il sito poteva assicurarsi oltre un miliardi di visite, 150 milioni membri registrati, 50 milioni di visitatori giornalieri: il 5% del traffico di internet che porta(va) Megaupload al 13° posto come sito più popolare al mondo.
Secondo l’F.B.I. Megaupload “promuoveva l’upload dei contenuti protetti più popolari per la distribuzione verso il maggior numero di utenti e scoraggiava l’utilizzo del sito come storage on-the-cloud legale, tramite pulizie dei contenuti non popolari”.
Megaupload offriva poi ricompense per quegli utenti abbonati che indirizzavano il maggior numero di utenti al sito, favorendo la nascita di migliaia di siti appositi per il linking di file protetti da copyright.

L’intento di nascondere l’attività fraudolenta da parte di Megaupload è evidente agli occhi dei federali dalla mancanza di una funzione di ricerca diretta dei contenuti disponibili e dell’eliminazione selettiva dei titoli illegali dalla classifica dei contenuti più scaricati dagli utenti.

Un’altra accusa mossa ai danni del sito è la seguente: quando i proprietari dei diritti su contenuti illegali caricati sul sito contattavano il sito stesso, il team di Megaupload si attivava per la rimozione di uno solo dei molteplici file che componevano il contenuto originale, così da permettere a milioni di utenti di scaricare comunque il contenuto tramite le decine di link dublicati. L’accusa addirittura sostiene che Megaupload pagasse gli uploader più “redditizzi” e i siti “mirroring” che diffondevano in rete link al download diretto dei contenuti di Megaupload.

E’stata giusta la chiusura?

La mia risposta naturalmente non si basa sull’informatica giuridica, ma penso che la risposta si trovi nei modelli di business di società assimilabili a Megavideo.
Livestream e Ustream dal lato streaming e Rapidshare dal lato del mero caricamento di contenuti.
Perchè Megavideo non si è convertita come hanno fatto in modo proficuo economicamente queste società in attività di business legale?
Le due società a paragone, nel settore dello streaming, hanno avuto uno sviluppo iniziale legato anch’esso alla distribuzione di contenuti illeciti, ma hanno saputo fare business senza pensare al possibile profitto che avrebbero continuato a realizzare sfruttando il mercato illegale e riuscendo comunque attraverso accordi a proporre contenuti premium interessanti e gratuiti per gli utenti.
Ero stato piacevolmente colpito dal lancio l’anno scorso della piattaforma legata a Megavideo che permetteva all’utente lo streaming in diretta, elemento che mi fece pensare erroneamente in una volontà di cambiamento di business e della volontà di seguire la strada tracciata dalle altre piattaforme.
Il percorso scelto dal sito si intreccia perfettamente con la storia di vita, raccontata da Wired, del creatore del sito.

E’vero che non esistono alternative legali di fruizione in streaming dei contenuti proposti da Megavideo?
Qui la risposta è duplice: Negli Stati Uniti l’offerta di contenuti premium sul web è ormai consolidata, aziende come Lovefilm o Netflix si contendono il mercato a colpi di acquisizioni di diritti cinematografici e televisivi.
Queste società sono anche presenti in Nord Europa e mettono a disposizione un vasto archivio di materiale di film e telefilm.
In Inghilterra addirittura sono gli stessi operatori televisivi, come ad esempio BBC e SkyB, a predisporre offerte sul web .
E in Italia?
L’offerta per ora è davvero poca cosa e i motivi si trovano facilmente, in una cultura generale che vede la fruizione di film e telefilm solo in modalità illegale e gratuita, in uno strapotere del mezzo televisivo a discapito del web e in una carenza strutturale di banda nel nostro paese.
Tutti ci ricordiamo come l’offerta del campionato di calcio in streaming da parte di Telecom venne abbandonata dopo poco.
Da segnalare è sicuramente ciò che offre Telecom con la sua piattaforma Iptv che permette di visionare, come su Sky, il giorno dopo la trasmissione negli Stati Uniti, i telefilm in lingua originale con i sottotitoli in italiano.
Mediaset eroga contenuti a pagamento con una piattaforma web che ripropone i contenuti con la piattaforma Premium Play mentre Sky permette la riproposizione del proprio abbonamento su Ipad con Sky Go.
Da sottolineare anche il servizio di Itunes che permette il noleggio di film e telefilm.
La mia previsione è che non manchi molto alla sbarco di Lovefilm, società legata ad Amazon nel mercato italiano.

E’la fine della visione illegale di contenuti in streaming sul web?

Non conto le volte che ho sentito questa frase in passato.
Il web è talmente vasto da saper sostituire in breve tempo il gigante abbattuto con piccole realtà che in breve tempo ne prenderanno il posto.
Con il passare a contenuti legali di Livestream e Ustream sono sorti a mia memoria dai 10 ai 20 siti che mettono a disposizione banda e player per la trasmissione, nella maggior parte illegale, di contenuti in diretta streaming sul web.
Già ora possiamo contare come alternative MovShare, VideoWeed e Novamov.

Resta da capire anche cosa ne sarà dei soldi degli utenti che avevano comprato un account premium su megaupload.
Non posso però non essere d’accordo con coloro che vedono nella decisione di agire ora con questa operazione mediatica ad alto impatto planetario,a pochi giorni dallo “Sciopero della Rete”, come la volontà di lanciare un segnale ben preciso da parte delle associazioni che tutelano i detentori dei copyright soprattutto quelli musicali e cinematografici.

A testimonianza di questo, a poche ore dall’operazione Chris Dodd, CEO della Motion Picture Association of America, commenta la vicenda con queste parole “ Megaupload è la più grande e vasta attività criminale nel mondo che opera nella distribuzione illecita sul web di opere tutelate da copyright”.

E’notizia della nottata del 20 Gennaio la controffensiva lanciata da Anonymous che ha sferrato a loro dire “il più grande attacco hacker della storia”, colpendo i siti delle major musicali e anche il sito del Dipartimento di Giustizia americano, che conteneva il comunicato sulla chiusura di Megavideo.

 


Leave a comment